ANIMATION WORLD MAGAZINE - ISSUE 5.05 - AUGUST 2000
Lettera A Un Maestro
(continuato dalla pagina 1)Tu, Max, eri un genio davvero. Una delle persone più intelligenti e creative che lo abbia incontrato in tutta la mia vita. Sapevi inspirare, correggere, stimolare, far sbocciare, istruire, incoraggiare: sapevi liberare la mente di chi ti ascoltava da preconcetti incancreniti dagli anni; sapesti portare in Italia l'animazione post-disneiana della Upa e quella d'arte di McLaren e di Alexeieff. Fosti il capo carismatico dello sparutissimo gruppo che lodò e diffuse nel nostro provinciale Paese lo idee innovative ed eversive, sui piano dello stile, della durata e della tecnica, che l'animazione d'autore degil anni Sessanta-Settanta sviluppava nei resto del mondo. Fosti il perno del miglior festival italiano d'animazione mai organizzato, quello di Abano Terme (1970-1971), poi in parte trasbordato a Lucca in concomitanza con quello sui comics. Avevi una cultura che qualunque enciclopedista di qualunque epoca ti avrebbe invidiato. Non c'era materia, scientifica o umanistica, che non ti fosse familiare e su cui non avessi un punto di vista inedito e non banale.
Però-attenzione-non eri un autore. Anche per questo i tuoi film rimasti sono pochi, e chiusi nei cassetti. Eri uno sceneggiatore, o piuttosto, come ti aveva insegnato a dire Brdecka in boemo, un dramaturg. Sapevi raccontare le storie.
E per di piu le sapevi raccontare meglio, molto meglio, a voce che per iscritto. Nella conversazione non avevi uguali al mondo e una storia ascoltata da te, a tu per tu, era un regalo degno degli déi. In particolare quando inanellavi aneddoti di matematici dalla mente superiore e sregolata, come Albert Einstein, Evariste Galois, Blaise Pascal.
Non si poteva fare a meno di ascoltarti. Una volta incontrasti Osvaldo Cavandoli in piazza Duomo, a Milano, alle 10 del mattino. Osvaldo aveva fretta, un appuntamento di lavoro. Alle 3 del pomeriggio non si era ancora spostato di un metro, era ancora li a pendere dalle tue labbra. Un'altra volta, a un festival, cominciasti a raccontarmi episodi, giudizi e paradossi alle 5 del pomeriggio; cenammo assieme, prendemmo il caffe, ci sedemmo nel salottino dell'albergo, all'una di notte mi sfidai: "Ho 22 anni meno di lui, non posso cedere per primo." Alle 5 del mattino ti interruppi mentre mi spiegavi la differenze tra Picasso e Braque, e andai a schiantarmi vestito sul mio letto.
Parlavi (con una pronuncia orrenda, va detto) fancese e inglese, eri nato da un matrimonio misto, protestante e cattolico: e tutto questo ti aveva dato un'ampiezza di vedute e una tolleranza naturale che erano rare nella tua generazione. Per me, nato nel dopoguerra, fu molto piu facile accompagnarti su questa via. Gli animatori erano la tua familglia. Alexandre Alexeieff, Norman McLaren, Lotte Reiniger, John e Faith Hubley, Jiri Trnka, Jiri Brdecka, Yoji Kuri, Ion Popescu-Gopo, George Dunning, tutti gli uomini della Scuola di Zagabria e in particolare il produttore Zelimir Matko, Jan Lenica, Peter Földes, Ernest e Gisèle Ansorge, Paul Grimault, tutti gli italiani. I piu cari ti furono l'americano Bill Littlejohn e l'ungherese-britannico John Halas, tuoi colleghi per decenni nel direttivo dell'ASIFA Internazionale. Halas, che concedeva la propria amicizia solo a eroi e semidei, stimava te come forse nessun altro.
Per tutti costoro, in misura maggiore o minore, fosti uno stimolo, un esempio, un punto di riferimento. Per me fosti, oltre che un amico, un maestro. Al pari di due altri grandi scomparsi, diverssimi fra loro e da te, l'acquafortista e cineasta dello "schermo di spilli" Alexandre Alexeieff e il professore chicagoano Robert Edmonds.
Quando capisti che l'animazione mi era entrata nel sangue (e mi entro subito) facesti di tutto, con discrezione assoluta ma senza il minimo tentennamento, perché non ne uscisse plù. Mi coinvolgesti nell'ASIFA; mi consigliasti libri e articoli da leggere, non necessariamente collegati con l'animazione (Umberto Eco me lo mettesti in mano tu): facendo finta di chiedere la mia opinione correggesti in ogni modo le mie inesperienze, mi presentasti decine e decine di cineasti perché li intervistassi. E a ogni festival, convegno, dibattito, cocktail mi prendesti da parte e mi parlasti, parlasti, parlasti...offrendomi cosi un'altra grande lezione: dubitare, se si e uno storico vero, delle memorie personali delle persone creative, anche delle migliori, come sono appunto i cineasti e come eri tu. Passati al vaglio del controllo, i tuoi ricordi si dimostrarono più di una volta inesatti. Ma tu eri un dramaturg, e per nulla al mondo avresti rinunciato a modificare una storia con la tua fantasia, se la modifica fosse stata più divertente e attraente della verità.
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