CARTOOMBRIA fra animé e film d'autore
Come se non bastassero le difficoltà che un Festival di animazione in Italia deve affrontare, quest'anno Cartoombria, tenutasi dal 27 al 29 novembre scorsi, ha dovuto fare i conti anche con il terremoto.
Le difficoltà non hanno impedito a Luca Raffaelli, direttore artistico del Festival, di offrire al suo pubblico un programma che fa di Cartoombria un grande contenitore della produzione d'animazione nella più ampia varietà di linguaggi e di finalità. Lo spettatore di Cartoombria
si trova fisicamente in questo unico contenitore, il magnifico teatro storico
del Pavone, per seguire dal mattino a notte fonda le proiezioni, gli incontri,
le presentazioni e i dibattiti programmati come un rapido susseguirsi di
temi, di generi, di stili, di applicazioni diverse. Ogni sezione del Festival
infatti si sviluppa orizzontalmente attraverso i tre giorni della manifestazione,
piuttosto che verticalmente come nella consuetudine più accettata
nei programmi festivalieri. Tutto ciò, se resistete ad un ritmo
piuttosto incalzante, crea interessanti contrasti e accostamenti e obbliga
ad una riflessione sul linguaggio dell'animazione nel suo insieme e nella
sua varietà.
Incoraggiare la comprensione
Il manifesto di Cartoombria `97, disegnato da Osvaldo Cavandoli presenta un orribile robot del cartoon giapponese esibire dal quadro di un fotogramma un metallico pugno. Sotto di lui la Linea, il celebre personaggio degli shorts di Cavandoli, gli risponde con un messaggio inequivocabile nel linguaggio gestuale italiano. Sintesi divertita più che aggressiva del tema di fondo della manifestazione: l'incontro, spesso non facile, tra l'animazione giapponese e l'animazione d'autore. Questa impostazione apparentemente contraddittoria offre invece
una ottica assai utile per analizzare il ruolo dell'animazione nella comunicazione
e nell'entertainment e i suoi possibili sviluppi. In entrambi i casi infatti
si constata come l'animazione sappia e anzi tenda ad uscire dai limiti
del prodotto per bambini per rispondere ad esigenze spettacolari adulte
o per esprimersi come forma d'arte autonoma. In Italia, come forse in gran
parte della cultura occidentale, l'animazione giapponese è assai
poco considerata. Le televisioni che ne hanno riempito i loro palinsensti
che ancora vi fanno abbondante ricorso, hanno utilizzato il cartoon giapponese
in un'ottica commerciale molto ottusa, acquistando animé a peso,
senza alcuna competenza specifica, adeguandoli con editing arbitrari e
mutilanti alle esigenze di una programmazione per ragazzi già ben
poco curata. D'altra parte gli animatori italiani, che fino a pochissimo
tempo fa sono stati esclusi dal mercato televisivo, hanno quasi sempre
manifestato avversione o almeno assoluta indifferenza per un prodotto vissuto
come "concorrenza sleale" oltre che conosciuto nelle sue versioni
più deteriorate. Cartoombria si propone coraggiosamente di avvicinare questi mondi. E' un vero piacere vedere con quanta attenzione i giovani fans dell'animé osservino la adulta diversità del corto d'autore mentre i cultori e gli autori dell'arte dell'animazione occidentale si affacciano al mondo dell'animé improvvisamente scoperto nella sua straordinaria varietà, nella sua capacità comunicativa e spettacolare.

























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