Lettera A Un Maestro
Parlavi (con una pronuncia orrenda, va detto)
fancese e inglese, eri nato da un matrimonio misto, protestante e
cattolico: e tutto questo ti aveva dato un'ampiezza di vedute e una
tolleranza naturale che erano rare nella tua generazione. Per me,
nato nel dopoguerra, fu molto piu facile accompagnarti su questa via.
Gli animatori erano la tua familglia. Alexandre Alexeieff, Norman
McLaren, Lotte Reiniger, John e Faith Hubley, Jiri Trnka, Jiri Brdecka,
Yoji Kuri, Ion Popescu-Gopo, George Dunning, tutti gli uomini della
Scuola di Zagabria e in particolare il produttore Zelimir Matko, Jan
Lenica, Peter Földes, Ernest e Gisèle Ansorge, Paul Grimault,
tutti gli italiani. I piu cari ti furono l'americano Bill Littlejohn
e l'ungherese-britannico John Halas, tuoi colleghi per decenni nel
direttivo dell'ASIFA Internazionale. Halas, che concedeva la propria
amicizia solo a eroi e semidei, stimava te come forse nessun altro.
Per tutti costoro, in misura maggiore o minore,
fosti uno stimolo, un esempio, un punto di riferimento. Per me fosti,
oltre che un amico, un maestro. Al pari di due altri grandi scomparsi,
diverssimi fra loro e da te, l'acquafortista e cineasta dello "schermo
di spilli" Alexandre Alexeieff e il professore chicagoano Robert
Edmonds.
Quando capisti che l'animazione mi era entrata
nel sangue (e mi entro subito) facesti di tutto, con discrezione assoluta
ma senza il minimo tentennamento, perché non ne uscisse plù.
Mi coinvolgesti nell'ASIFA; mi consigliasti libri e articoli da leggere,
non necessariamente collegati con l'animazione (Umberto Eco me lo
mettesti in mano tu): facendo finta di chiedere la mia opinione correggesti
in ogni modo le mie inesperienze, mi presentasti decine e decine di
cineasti perché li intervistassi. E a ogni festival, convegno,
dibattito, cocktail mi prendesti da parte e mi parlasti, parlasti,
parlasti...offrendomi cosi un'altra grande lezione: dubitare, se si
e uno storico vero, delle memorie personali delle persone creative,
anche delle migliori, come sono appunto i cineasti e come eri tu.
Passati al vaglio del controllo, i tuoi ricordi si dimostrarono più
di una volta inesatti. Ma tu eri un dramaturg, e per nulla al mondo
avresti rinunciato a modificare una storia con la tua fantasia, se
la modifica fosse stata più divertente e attraente della verità.

























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