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Lettera A Un Maestro

Giannalberto Bendazzi writes Giorgio "Max" Massimino-Garni, who was not only a personal source of inspiration and learning, but one of the greatest figures in Italian, as well as international animation in the last 50 years.

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© Art Today.

Caro Max,

Non ti scrivo approfittando dell'occasione di un tuo cinquantenario, centenario, compleanno: non l'avresti desiderato tu per primo, che eri si laureato in fisica matematica (e in una delle universite piu severe del mondo, la Normale di Pisa) ma non perdevi occasione per dire che la matematica e tutto salvo che schemi e rigidita.

Nascesti a Torino Il 7 ottobre 1924 como Giorgio Massimino-Garnier (attenzione all'accento: occorreva dire Garnierrnrr, ma tutti equivocavano la pronunzia francofona e dicevano Garnie; senza che tu perdessi tempo a correggerli; quanto al norme di battesimo, Giorgio fu subito relegato sui documenti ufficiali e fu diventasti universalmente Max). Desti il meglio di te a Modena, alla Paul Film. Moristi a Roma il 21 dicembre 1985.

Perche ti scrivo?

Perche sei stato una delle piu grandi figure dell'animazione italiana e anche internazionale degli ultimi cinquant'anni. E mentre il secolo e il millennio stanno per finire desidero che i giovani del tuo e mio mondo (l'animazione, appunto) lo sappiano e non ti dimentichino. Come invece sta succedendo, perche...Ma andiamo con ordine.

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Nel 1954 fondasti a Modena, assieme a Paolo (Paul) Campani, la Paul Film. Lui disegnava, tu scrivevi testi e trame. Vi ingrandiste e faceste fortuna quando la Televisione di Stato, la RAI, invento la formula pubblicitaria detta "Carosello": un minuto e mezzo di puro spettacolo piu 30 secondi di "coda" pubblicitaria. Fu allora, dal 1957 in poi, che veramente nacque la piccola industria dell'animazione italiana: perchè il disegno animato divento il re di "Carosello", e voi della Paul, e poi Bozzetto, la Gamma Film, la Pagot, De Mas, Piccardo, Biassoni, Cavandoli e tanti altri coglieste l'occasione di quel minuto e mezzo per fare tante piccole serie con tanti piccoli personaggi spesso piacevolissimi. Tu e Paul faceste Toto e Tata, Angelino, Pupa e Bob Bob, il Merendero e non so piu quanti altri. Per una quindicina d'anni foste tra i piu fertili e ricchi produttori italiani d'animazione.

Poi la Paul si sfasciò e tu andasti a Roma per coordinare, per la Corona Cinematografica, il progetto delle Favole d'Europa: oltre 40 cortometraggi, ognuno un racconto tradizionale per bambini di un Paese d'Europa, realizzato da un cineaste del Paese stesso in co-produzione con l'Italia. Nel 1976 mori Ezio Gagliardo, capo e anima della Corona, e tuo interlocutore diretto. Tu lasciasti la società ma rimanesti a Roma, fondando la Cineteam con il produttore Aldo Raparelli e il pittore-animatore Manfredo Manfredi.

Infine arrivò il maledetto melanoma. Tu mi avevi sempre detto, scherzando ma non troppo: "Malattie? Se so che qualcuno si ammala non lo vado a trovare, non gil telefono, non gli scrivo. Cambio città!; oppure: "Morire? E'solo una probabilità, basata sul fatto, incontestabile, che finora tutti gli umani sono morti. Ma io posso benissimo essere l'eccezione."

Giocavi a fare il codardo, o piuttosto eri troppo ironico per mostrare che eri coraggioso. Ma da giovane avevi praticato la scherma, e nel 1952 eri stato a un passo dall'essere selezionato per le Olimpiadi di Helsinki. Eri, intrinsecamente, un combattente. La morte non ha mai trovato un avversario più duro di te da piegare. Non rinunciavi a venire ai festival, partecipavi ai convegni, scherzavi ed eri (non sembravi) sereno. Nei periodi in cui soggiornavi in ospedale facevi proselitismo a favore dell'animazione presso medici e intermieri, e ogni volta che la tua cartella di radiografie era pronta, te la porgevano ridendo: "Ecco il suo story-board, dottore".

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Avevi scritto e sceneggiato film pubblicitari, premiastissimi ma presto introvabili e dispersi. Delle Favole d'Europa eri stato una sorta di supervisore artistico itinerante, dai molti consigli ma dalla scarsa impronta come creatore singolo. Metamorpheus (1970), il cortometraggio per il quale collaborasti con il céco Jiri Brdecka e che fu un potente, emozionante inno alla liberta dell'arte, non viene proiettato da decenni. Nessun festival proietta nemmeno i 14 minifilm di un minuto che realizzasti con Paul Campani, 4 nei 1966 e 10 nel 1973: aforismi, gag, lampi lirici o sarcastici. Brillanti, eccellenti. E dimenticati.

Tu, Max, eri un genio davvero. Una delle persone più intelligenti e creative che lo abbia incontrato in tutta la mia vita. Sapevi inspirare, correggere, stimolare, far sbocciare, istruire, incoraggiare: sapevi liberare la mente di chi ti ascoltava da preconcetti incancreniti dagli anni; sapesti portare in Italia l'animazione post-disneiana della Upa e quella d'arte di McLaren e di Alexeieff. Fosti il capo carismatico dello sparutissimo gruppo che lodò e diffuse nel nostro provinciale Paese lo idee innovative ed eversive, sui piano dello stile, della durata e della tecnica, che l'animazione d'autore degil anni Sessanta-Settanta sviluppava nei resto del mondo. Fosti il perno del miglior festival italiano d'animazione mai organizzato, quello di Abano Terme (1970-1971), poi in parte trasbordato a Lucca in concomitanza con quello sui comics. Avevi una cultura che qualunque enciclopedista di qualunque epoca ti avrebbe invidiato. Non c'era materia, scientifica o umanistica, che non ti fosse familiare e su cui non avessi un punto di vista inedito e non banale.

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Però-attenzione-non eri un autore. Anche per questo i tuoi film rimasti sono pochi, e chiusi nei cassetti. Eri uno sceneggiatore, o piuttosto, come ti aveva insegnato a dire Brdecka in boemo, un dramaturg. Sapevi raccontare le storie.

E per di piu le sapevi raccontare meglio, molto meglio, a voce che per iscritto. Nella conversazione non avevi uguali al mondo e una storia ascoltata da te, a tu per tu, era un regalo degno degli déi. In particolare quando inanellavi aneddoti di matematici dalla mente superiore e sregolata, come Albert Einstein, Evariste Galois, Blaise Pascal.

Non si poteva fare a meno di ascoltarti. Una volta incontrasti Osvaldo Cavandoli in piazza Duomo, a Milano, alle 10 del mattino. Osvaldo aveva fretta, un appuntamento di lavoro. Alle 3 del pomeriggio non si era ancora spostato di un metro, era ancora li a pendere dalle tue labbra. Un'altra volta, a un festival, cominciasti a raccontarmi episodi, giudizi e paradossi alle 5 del pomeriggio; cenammo assieme, prendemmo il caffe, ci sedemmo nel salottino dell'albergo, all'una di notte mi sfidai: "Ho 22 anni meno di lui, non posso cedere per primo." Alle 5 del mattino ti interruppi mentre mi spiegavi la differenze tra Picasso e Braque, e andai a schiantarmi vestito sul mio letto.

Parlavi (con una pronuncia orrenda, va detto) fancese e inglese, eri nato da un matrimonio misto, protestante e cattolico: e tutto questo ti aveva dato un'ampiezza di vedute e una tolleranza naturale che erano rare nella tua generazione. Per me, nato nel dopoguerra, fu molto piu facile accompagnarti su questa via. Gli animatori erano la tua familglia. Alexandre Alexeieff, Norman McLaren, Lotte Reiniger, John e Faith Hubley, Jiri Trnka, Jiri Brdecka, Yoji Kuri, Ion Popescu-Gopo, George Dunning, tutti gli uomini della Scuola di Zagabria e in particolare il produttore Zelimir Matko, Jan Lenica, Peter Földes, Ernest e Gisèle Ansorge, Paul Grimault, tutti gli italiani. I piu cari ti furono l'americano Bill Littlejohn e l'ungherese-britannico John Halas, tuoi colleghi per decenni nel direttivo dell'ASIFA Internazionale. Halas, che concedeva la propria amicizia solo a eroi e semidei, stimava te come forse nessun altro.

Per tutti costoro, in misura maggiore o minore, fosti uno stimolo, un esempio, un punto di riferimento. Per me fosti, oltre che un amico, un maestro. Al pari di due altri grandi scomparsi, diverssimi fra loro e da te, l'acquafortista e cineasta dello "schermo di spilli" Alexandre Alexeieff e il professore chicagoano Robert Edmonds.

Quando capisti che l'animazione mi era entrata nel sangue (e mi entro subito) facesti di tutto, con discrezione assoluta ma senza il minimo tentennamento, perché non ne uscisse plù. Mi coinvolgesti nell'ASIFA; mi consigliasti libri e articoli da leggere, non necessariamente collegati con l'animazione (Umberto Eco me lo mettesti in mano tu): facendo finta di chiedere la mia opinione correggesti in ogni modo le mie inesperienze, mi presentasti decine e decine di cineasti perché li intervistassi. E a ogni festival, convegno, dibattito, cocktail mi prendesti da parte e mi parlasti, parlasti, parlasti...offrendomi cosi un'altra grande lezione: dubitare, se si e uno storico vero, delle memorie personali delle persone creative, anche delle migliori, come sono appunto i cineasti e come eri tu. Passati al vaglio del controllo, i tuoi ricordi si dimostrarono più di una volta inesatti. Ma tu eri un dramaturg, e per nulla al mondo avresti rinunciato a modificare una storia con la tua fantasia, se la modifica fosse stata più divertente e attraente della verità.

Come accade ai padri e ai figli, ai maestri e agli allievi (Freud docet) anche fra noi ci fu una contrapposizione. L'animazione italiana stava crescendo, voleva le fondazione di un'ASIFA-Italia. Tu eri il rappresentante italiano all'interno del direttivo internazionale, ma facevi riferimento al gruppo di organizzatori del festival di Lucca, da cui i Bozzetto, i Cavandoli, i Gianini & Luzzati, I Manuli non si sentivano rappresentati. Ti incontrai a Milano durante una tua visitalampo e ti pregai di passare dalla nostra parte, di essere il nostro capo. Ci pensasti su un paio di settimane poi dicesti che ti sarebbe sembrato sleale. Così a Zagabria, nel 1980, sia tu sia io (io delagato da ASIFA-Italia) concorremmo alle elezioni per il direttivo internazionale, Furono giorni di litigi e battibecchi, per fortuna mai fra te e me. E alla fine risultammo eletti entrambi, e la prima cosa che tu facesti fu di spiegarmi i piccoli trucchi delle riunioni del board. Eravamo su posizioni diverse, ma fra noi non era cambiato nulla.

L'ultima volta che ti vidi fu a Roma, nei settembre del 1985, quando venni per un lavoro che non aveva nulla a che fare con l'animazione. Tu mi accompanasti all'aeroporto di Fiumicino per il mio ritorno a Milano. Su Fiumicino scrosciava un temporale spaventoso, tu eri di buon umore e non mi parve che avessi un cattivo aspetto.

Due settimane dopo mi telefonasti chiedendomi di raggiungerti, perche avevi del libri e dei disegni da regalarmi. I lo capii perfettament che cosa volevi dire, ma problemi di salute (mia), di famiglia e di lavoro mi obbligarono a rinunciare. Questo lo rimpiangerò per sempre.

Quando moristi, in dicembre, io stavo facendo uno etage a Berlino. Fu allora che comincai a scrivere furiosamente la mia storia del cinema d'animazione, che uscì nel 1988 con il titolo di Cartoons e che ebbe poi le edizioni francese (1991) e angloamericana (1994), corrette e ampliate.

Dedicai l'edizione in lingua inglese all'altro mio maestro, Robert Edmonds. Avrei voluto dedicare quella del 1988 alla tua memoria. Non lo feci. Ero ancora troppo timido e troppo confuso.

Questa lettera ha lo scopo anche di rimediare a questo.

Giannalberto Bendazzi is a Milan-based film historian and critic whose history of animation, Cartoons: One Hundred Years of Cinema Animation, is published in the U.S. by Indiana University Press and in the U.K. by John Libbey. His other books on animation include Topoline e poi (1978), Due voite l'oceana (1983) and Il movimento creato (1993, with Guido Michelone).

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