Il Paese degli animali

Are you wondering what to give someone, who works in animation or aspires to this holiday season? Well, wonder no more. The Career Coach has the answer.

Ginger Nutt's Bee Brother, an Animaland film directed by Bert Feldstead. © G.B. Animation. Courtesy of Streamline Pictures.

Per chi, negli anni Settanta-Ottanta, faceva ricerche sulla storia dell'animazione americana classica, ii panorama era fatto di numerosi produttori, registi, disegnatori ancora viventi e pronti a raccontare le loro esperienze, o di amici, conoscenti, parenti superstiti, o di interviste precedenti. L'unico mistero riguardava David Hand. Era stato per una decina d'anni il numero due artistico della Disney, aveva firmato la regìa del mitico Biancaneve e i sette nani e di Bambi, era emigrato in Gran Bretagna per fondare qui una grand casa di produzione. Ma oltre a questo? Il nulla. Ricomparve una sera per ritirare un Annie Award alla carriera, assegnatogli dall'associazione degli animatori californiani Asifa-Hollywood, poco prima di morire, Postumo, ha lasciato un libriccino di memorie (sarebbe meglio dire appunti autobiografici) pubblicato in proprio dalia vedova Martha, su cui in pochissimi abbiamo avuto la fortuna di mettere le mani. E ora, giusto dieci anni dopo la sua scomparsa (era nato nel 1900), tornano alla luce, per una fortunata combinazione di caso e di intelligente intervento di una casa produttrice italiana, i suoi film girati in Gran Bretagna.

Ginger Nutt's Bee Brother, an Animaland film directed by Bert Feldstead. © G.B. Animation. Courtesy of Streamline Pictures.

Ma andiamo con ordine. Dopo essersi fatto le ossa a New York presso la casa di produzione di John Randolph Bray, David Dodd Hand approdò alla Disney il 20 gennaio 1930, un venerdi. Da quel giorno cominciò la sua relazione difficile, contraddittoria ma creativa con Walt (il quale, nelle parole unanimi di tutti gli altri veterani dello studio più tardi intervistati, era, a dir poco, "a very complicated man"). Racconta Hand che uno dei grandi problemi del suo boss era l'incapacità di spiegarsi: sapeva che cosa non gli piaceva ma non sapeva suggerire le correzioni. Una volta lo obbligò a rifare una scena sei volte, finché egli, furibondo, esagerò per polemica tutte le posizioni, in un modo che secondo gli standard dell'epoca era completamente innaturale. "Ecco. Dave, è esattamente quallo che volevo!", esclamò il "papà di Topolino" davanti al suo sbigottito artista. Questa doveva diventare una lezione sull'animated cartoon (per rendere cinematograficamente credibile una scena, mai imitare la reaità, ma caricaturarla e quindi portarla all'eccesso) e anche una lezione per David Hand, il quale da allora seppe anticipare i gusti e i voleri di Walt Disney meglio di chiunque altro.

Il 21 luglio 1944, dopo la gloria di Biancaneve e di Bambi, Hand diede le dimissioni. Quella malalingua di Marc Elliot (il più ostile dei biografi di Disney, autore di Walt Disney, Hollywood's Dark Prince) suggerisce che il capo, moralista incallito, avesse cominciato a detestare il suo collaboratore quando questi era andato a vivere con una nuova compagna prima ancora che il divorzio dalla moglie fosse pronunciato. Nelle sue memorie, Hand è sfumato, e descrive una fiducia man mano deteriorata, un'atmosfera insensibilmente fattasi irrespirabile. Di fatto, c'è da credere che egli fosse diventato ingombrante. Affezionato e leale, ma certamente non uno yes man, egli era cresciuto professionalmente fino a diventare non solo un braccio destro, ma addirittura un alter ego, una potenziale minaccia per un monarca che si voleva assoluto.

Cominciò allora l'avventura inglese. Ingaggiato dalla Rank, David Hand fondò la GB Animation, attrezzò una sontuosa sede nella campagna londinese in mezzo a tutte le difficoltà del dopoguerra, addestrò un paio di centinaia di disegnatori, e produsse 9 episodi della serie "Animaland" e 10 della serie "Musical Paintbox." L'esperienza fu chiusa dal protezionismo del mercato americano, che rifiutò di acquistare i cortometraggi britannici. Nel 1950 Hand ritornò in patria e lasciò per sempre I'animazione. Visse a Colorado Springs e poi nelia piccola città californiana di Cambria, si sposò altre due volte, Morì nel 1986.

Anche qui, le sue memorie sono reticenti. Perché non tentò di costituire un nuovo studio, proprio in un'epoca in cui la pubblicità a disegni animati stava diventando richiestissima e prometteva uno sbocco economico sicuro? Perché non si offrì a uno dei numerosi produttori dell'epoca, da Walter Lantz che era suo amico alla Warner Bros. che era ancora fiorente? Fra le righe della sua autobiografia si legge il ritratto di un uomo che, giunto a varcare i cinquant'anni, ne ha abbastanza: ha toccato il vertice nel suo settore, ha esaurito le energie nel tentativo di diventare industriale in proprio, e finalmente desidera solo godersi la famiglia e la quiete. Ma per le risposte precise occorrerà aspettare le ricerche di nuovi storiografi.

E ora eccoci alle buone notizie, quelle che ci hanno dato lo spunto per rievocare questo maestro misconosciuto. I suoi film inglesi sono stati recuperati, e per di più ora escono di nuovo a vele spiegate, in videocassetta anziché in qualche remota retrospettiva di un festival specializzato. Come spesso accade, tutto è nato dal caso. Ken Kramer è titolare in California della Clip Joint, un'azienda che raccoglie vecchi film e serve come archivio per la pubblicittà. Un bel giorno gli si presenta il ragazzo delle pulizie di un vecchio magazzino, che gli offre uno scatolone di arcaiche bobine Technicolor a 35 mm; Kramer lo sbriga via con pochi dollari, tanto per accontentario. Resta di stucco quando un visitatore occasionale, il regista Joe Dante (quello di Gremlins), visiona il materiale e riconosce l'impronta di David Hand. Kramer si mette in contatto con il figlio del cineasta, David Hale Hand, e insieme fanno un progetto di restauro e di rilancio commerciale. Ma chi può pensare al finanziamento? Qui diventa storia anche di casa nostra. Sono in California i milanesi Luigi Affaba e Carlo Fei, titolari dell'Alfadedis, una casa produttrice di homevideo specializzata nell'animazione. Kramer e Hand Jr. conoscono i due per fama, li rincorrono, trovano con loro un accordo. Alfadedis finanzierà il restauro e in contropartita acquisirà il diritto alla versione in videocassetta dei film. Con un bel rischio d'impresa da parte dei due italiani, che hanno visionato solo una parte del materiale e per il resto si sono fidati dell'istinto.

David D. Hand when he was Managing Director and Production Supervisor of Gaumont British Animation. Courtesy of Giannalberto Bendazzi.

Ora la cassetta di Animaland (in italiano IlPaese degli animali) è una realtà, con il doppiaggio del proteiforme Luca Barbareschi. Che dirne? Che sono brilianti vicende fiabesche di animali condite da intermezzi musicali, che danno l'impressione di Silly Symphonies disneiane degli anni Trenta ma senza quella leziosità che talvolta in quelle faceva capolino. Vi si trova anche la sorprendente anticipazione delia "maniera" stilizzata ed essenziale degli anni Cinquanta: si veda 1'episodio The Ostrich, con l'animazione dei geroglifici egizi. Nonostante la sua impronta hollywoodiana, Animaland costituisce un "pezzo" importante per la storia dell'animazione europea occidentale, il risultato del primo grande studio di produzione e primo a importare sul nostro suolo la lezione disneiana nella sua accezione autentica. Fra gli animatori addestrati da Hand almeno uno, Nicholas Spargo, era poi destinato a diventare un maestro dell'animazione pubblicitaria londinese, mentre John Wilson acquisì celebrità in America con varie prouzioni fru cin il lungometraggio Shinbone Alley. E per l'Italia, si tratta di una prima visione.

Il Paese degii animali, videocassetta di 9 cortametraggi per bambini di David Dodd Hand. A cura di Ken Kramer e David Hale Hand. Produzione Alfadedis, Milano. Voci di Luca Barbareschi. In distribuzione dal 4 dicembre.

Clean Up Model Sheet for G.B. Animation short. © 1948 G.B. Animation. Courtesy of Giannalberto Bendazzi.

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